Benedetta aeropoetessa aeropittrice futurista – Bruno G. Sanzin

con dedica di Marinetti in copertina
Tipografia del Genio Civile” 1939 -Unica stampa

Formato 17×23,5 – Pgg 26
Fascicolato con punto metallico

Libro, intatto, senza parti mancanti, con però una vistosa macchia nella parte inferiore destra, che si ripete decrescendo nelle pagine interne, come è visibile nella foto della dedica..
Spedizione con Piego di Libro raccomandato o corriere Sda. Per altre modalità di spedizione o ulteriori informazioni contattare info@iltomo.it

 

125,00

1 disponibili

Benedetta Cappa Marinetti

La donna che contribuì a far conoscere il Futurismo all’estero.
BENEDETTA, “MIA UGUALE NON DISCEPOLA” F.T.Marinetti
Non sarà stato facile inserirsi in un gruppo dichiaratamente maschilista (il disprezzo della donna era un punto del Manifesto futurista). Il fatto che il suo nome non compaia spesso nei libri di storia è testimonianza di uno spirito del tempo poco riconoscente al talento femminile. Visitando la mostra che si è appena aperta a Palazzo Reale di Milano dedicata al movimento d’avanguardia, il suo quadro “Velocità di motoscafo” (olio su tela, 70x100cm), esposto nella quarta sezione della mostra dal titolo “Gli anni venti e l’arte meccanica”, rapisce lo sguardo dello spettatore con una scia che sale verso l’alto fendendo la superficie del mare. Le onde si generano e si frammentano diventando triangoli incastonati tra loro come in un pavimento in maiolica. Il blu del mare si divide in tutte le sue possibili sfumature, come il giallo del raggio di luce che in un moto semicircolare si sovrappone e penetra nei colori regalando agli occhi dello spettatore un dinamico effetto di contrasto. In questo olio su tela che Benedetta Cappa Marinetti dipinse nel 1924, conservato nella Galleria comunale di arte moderna e contemporanea di Roma, troviamo espressi, in un’elegante sintesi grafica, gli attenti e scrupolosi studi sul colore dell’aeropittrice (firmò con Balla, Depero, Dottori, Fillia, Marinetti, Prampolini, Somenzi e Tato il Manifesto dell’Aeropittura redatto nel 1929 dove si teorizza la nuova visione spiralica del movimento ), le influenze della gestualità e delle rigide architetture formali del suo maestro Giacomo Balla oltre e quell’innovativa visione dall’alto (come a bordo di un aereo) tipica della sua pittura. E’ un dipinto policentrico che contiene il “doppio movimento” dell’aeroplano e della pennellata. Il risultato, per lo spettatore che si ritrova rapito dinanzi all’opera, è quell’ “incantesimo della luce”, titolo del libro a lei dedicato da Franca Zoccoli[1].

“La mia arte pur partendo dalla realtà non è mai verista e se ne allontana in uno sforzo di sintesi, di astrazione e di fantasia” disse di sé l’artista L’incontro con Beny (come lei stessa amava firmarsi) fu per Marinetti, oltre ad un amore a prima vista, una vera e propria conversione. “Quando la conobbe nello studio del pittore Balla, Marinetti fu folgorato dalla sua bellezza ed in seguito il loro fu un grande amore. Lei lo cambiò molto” racconta Ada Masoero, curatrice con Giovanni Lista di Futurismo. Velocità+arte+azione dove, di Benedetta Cappa, sono esposte le opere “Luce + rumori di treno notturno” (olio e collage su tela 49,5×66,3 cm, 1925, Sezione IV, Gli anni venti:l’arte meccanica), “Il grande X” (1930, olio su tela, 129x90cm) e “Incontro con l’isola”(1939, olio su tela, 90×120 cm) nella sezione “Gli anni trenta: l’aeropittura”.

“Ammiro il genio di Benedetta, mia uguale non discepola” furono le parole del poeta per sottolineare la differenza con la donna che sposò nel 1923. Nata a Roma il 14 agosto 1897 da famiglia piemontese e fin da giovanissima con una spiccata vocazione alla pittura e alla letteratura, Benedetta fu allieva di Balla, nel cui atelier conobbe il futuro marito. Fu autrice, fra l’altro di tre romanzi : Le forze umane-Viaggio di Gararà- Astra e il sottomarino, Altana, Roma 1998.

Come altre donne futuriste (Regina Bracchi, Marisa Mori, Adriana Bisi Fabbri, Enif Robert, Marietta Angelini, Nenè Centonze ed altre) sapeva bene che essere “moglie di” non era davvero importante. Anche se la storia che viene dopo sembra averlo dimenticato. Considerata fautrice del Futurismo, in cui svolse un ruolo centrale, Beny partecipò a cinque edizioni della Biennale di Venezia (1926, 1930,1932, 1934, 1936) e fu invitata a tre edizioni della Quadriennale di Roma (1931, 1935 e 1939).

Nel 1930, fu la prima donna-artista ad avere una opera pubblicata nel catalogo della Biennale.Accompagnò spesso il marito nei suoi viaggi, anche se preferiva rimanere a Roma, specialmente dopo la nascita delle loro tre figlie, Vittoria, Ala e Luce, tre nomi simbolo della battaglia. Tra il 1919 ed il 1944, in linea con lo spirito poliedrico del Futurismo, condusse un’interessante ricerca stilistica e comunicativa nell’arte, prodigandosi nella pittura, nella letteratura, attraverso diverse sperimentazioni (famose le sue tavole parolibere), nella scenografia, nella produzione grafica e nell’ illustrazioni per testi poetici. Pur vantando la sua autonomia da protofemminista, Beny riuscì a conciliare del tutto il suo ruolo di moglie, di madre, di artista e di manager del gruppo. E’ la stessa figlia Ala a parlare della madre in una suggestiva intervista di Arianna Di Genova pubblicata nel 1998 dall’Espresso:

“Non so se mia madre sia stata più una letterata o un’artista…l’amore per la pittura era cominciato per lei intorno ai vent’anni. Un giorno – racconta – passeggiando per Villa Borghese aveva incontrato Balla. Lui, col suo cavalletto, stava studiando le rifrazioni della luce fra gli alberi… Si misero a parlare e Balla la invitò al suo studio. Lei andò e divenne sua allieva. Poi, mio zio Alberto qualche tempo dopo le disse: ‘Se vieni alla mostra di Balla, ti presento Marinetti’. Fu così che conobbe mio padre”. Nonostante la differenza di età (Marinetti allora, siamo negli anni Venti, aveva già passato la soglia dei 45 e lei ne aveva 21) l’incontro fu fulminante. Il volto di Benedetta, molto bello, appare nelle foto del tempo serio ed intenso con due grandi occhi che divorano un ovale perfetto. La fronte ampia, libera sotto una grande massa di capelli scuri, sempre raccolti, le conferivano un aspetto un po’ altero che indurrà Farfa, nel ’31, a dedicarle il poema affiche “Regalità”. Così la ritrae allora Balla (Compenetrazione-ritratto di Benedetta), così la ritrarranno ancora molti anni dopo Prampolini (Ritratto di Benedetta, 1931, dove appare sullo sfondo di un fantastico e aereo panorama ) e Dottori (ne La famiglia Marinetti, 1932-33, insieme al marito e alle figlie). Così, soprattutto, la conobbe Marinetti, che da lei resterà subito colpito, come testimoniano gli appunti presi a caldo nei Taccuini e le contemporanee poesie A Beny
O Beny / eau bénite! / Aubepine chère / a l’oeillet rouge /sang de bouge / et de chaire en guerre / que je suis! / … / Beny eau bénite / qui déborde / … / Lait divin / dans mon écorce rude / moi / noix / de ton coco.

Je te dédie ces quinze vers alexandrins / Tous domptés par la loi et soumis au destin / Tu préfères un vers libre aime-les néammoins / Et n’oublie pas que ce vieux mot Fidelité / Est le plus neuf de tous les mots en liberté.

La donna futurista sapeva coniugare vita privata e pubblica con grandi doti organizzative. “Mia madre”, ricorda ancora Ala, “era una donna moderna. Sensibile, colta e allo stesso tempo femminile. Che era riuscita nel non facile compito di affiancare un personaggio come Marinetti pur mantenendo la sua fortissima personalità”. Tanto forte che non poteva rimanere nell’ombra. Non tanto della fama, la quale le interessò sempre poco, ma dell’insufficienza.
Mentre in Italia, nell’immediato dopoguerra, il futurismo subiva un ostracismo per cause politiche (Marinetti fu compagno di Mussolini al momento della fondazione dei Fasci di combattimento il 23 marzo 1919 a Milano e aderì al regime fascista nel 1923), Benedetta si comportò come una modernissima manager ed ebbe meriti soprattutto nel suo ruolo di “alfabetizzazione” internazionale del movimento.
Fu lei”, continua la figlia”, a far conoscere il Futurismo all’estero. Dopo la morte di mio padre, avvenuta nel ‘44, dedicò le sue forze a valorizzare il movimento d’avanguardia riunendo le opere, i manoscritti e promuovendo mostre internazionali. Non scriveva testi critici ma forniva il materiale ed elargiva testimonianze. Non c’erano più tanti soldi Marinetti aveva creduto nella rivoluzione dell’arte e aveva speso molto per il futurismo e mia madre continuò per quella strada, non sottraendosi al suo compito né lamentandosi mai”.
C’era la sua regia segreta dietro una mostra importante come quella che si tenne ai Petit Palais di Parigi nel ‘51 con il critico e biografo di Picasso, Chinstian Zervos. Negli anni ’50 fu sempre lei a chiudere ufficialmente il movimento militante futurista. Morirà, dopo una lunga malattia a Venezia, il 15 maggio del 1977. Il Futurismo ebbe sempre in lei una sorta di coscienza femminile parallela.

da Arts Life – 13 febbraio 2009

 

 .

 

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Benedetta aeropoetessa aeropittrice futurista – Bruno G. Sanzin”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *